autore Manfredo Cavallini Giudicare un bocchino dal materiale con cui è fatto è una forma di "razzismo" basato sul pregiudizio che, a parti invertite, se è nero(ebanite) suona meno bene il jazz che il trasparente cristallo.Sarebbe come dire che una poesia scritta a macchina è meno bella della stessa scritta con il rossetto su un tovagliolo.NEI FIATI E' DETERMINANTE AL FINE DEL RISULTATO LA FORMA DEL CONTENITORE E NON LA SOSTANZA CON CUI E' FATTO.E' difficile da accettare ma le leggi dell'acustica pur essendo le stesse per i violini hanno un valore diverso che per i fiati, ci dobbiamo rassegnare oppure non ci rimane che rincorrere falsi miraggi.Gli archi hanno una cassa di risonanza il cui materiale e la cui forma è determinante per la qualità del suono, mentre tra i fiati proprio i legni sono quelli meno sensibili al materiale con cui sono fatti.Nei secoli passati si sapeva benissimo ciò, e quindi per evitare deformazioni postume o alterazioni di forma per usura si è scelto di utilizzare il legno più duro e stabile e quindi anche meno risonante per la costruzione dei legni: Ebano, Bosso, Rosewood, Cocobolo persino per la costruzione dei flauti traversi, che ancora oggi sono considerati Legni.All'epoca non c'erano alternative a quei materiali.Prima con i flauti poi, tentativi anche di un certo successo con i clarinetti, si è cominciato ad usare il metallo.Alcune parti dei fiati si è cominciato negli anni trenta a farle con materiali più pratici del legno e del metallo visto che al contrario del resto dello strumento sarebbe stato meglio personalizzarli perciò soprattutto i bocchini e quando sono stati introdotti anche i barilotti sono state introdotte le procedure di estrusione e di stampaggio in serie.O'Brien 1920 ha usato per primo il cristallo per fare bocchini ed ha ottenuto i contratti di fornitura di tutte le bande militari americane; li faceva con lo stesso vetro verdognolo e tenero con cui si stampavano bicchieri e bottiglie di gazzosa e portacenere, semplicemente perché oltre a stamparlo in serie si lavorava facilmente per produrre la decina di modelli di diverse aperture che aveva a catalogo.L'ebanite e la bachelite servivano a fare i contenitori delle prime radio e i calci dei fucili, invece del legno, e perché non usarli anche per i bocchini dei clarinetti: così nacque il primo Chedeville per estrusione.NON MI PARE CHE, COME GIUSTO CHE SIA, LA SCELTA DEL MATERIALE NASCESSE DA ESIGENZE ACUSTICHE.La selezione per determinare la qualità di un bocchino per clarinetto e ovviamente anche per sassofono è stabilita solo ed unicamente da fattori geometrici riguardanti la camera di risonanza, l'apertura della gola, lo spessore e l'ondulazione del baffle, il profilo del "facing", l'apertura di punta e la lunghezza del piano, il tutto anche in funzione delle ance che si desidera usare.Insomma, a fini riproduttivi, biondi o bruni, scuri o pallidi sono di gran lunga più importanti le forme. Un caro saluto Manfredo Cavallini.....www.clarinet.it

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